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Sepoltura di Bartolomeo Palomba alla presenza delle autorità civili e religiose giapponesi e del console italiano
Kobe, Giappone. Primavera 1920

De Simone Fratelli
Archivio


Lo stand “M. fu F De Simone & C.ompy” alla fiera “Toy & Fancy Goods Fair”

presso la Royal Agricultural Hall di Londra 7-18 luglio 1924

De Simone Fratelli
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Articolo tratto dal giornale “La Torre”

Torre del Greco 17 luglio 1924

De Simone Fratelli
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Biglietto da visita di Michele De Simone

Londra, 1920

De Simone Fratelli
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LA SPAGNOLA

La prima guerra mondiale è ormai un ricordo. Bartolomeo sogna il matrimonio. A Torre del Greco ha lasciato una bella fidanzata. La ragazza, ogni settimana aspetta con ansia notizie dal Giappone. E Bartolomeo non delude mai le sue aspettative: anzi, insieme alle partite di corallo grezzo, il giovane spedisce anche i mobili che sceglie con particolare cura per la casa che li accoglierà da sposi. Ma il destino, con questa coppia innamorata e spensierata, si rivela crudele. Bartolomeo, che aveva deciso di tornare a gestire gli affari nella sua città, alla vigilia del matrimonio, ancora ospite a Kobe, si ammala. Una brutta malattia, conosciuta come la Spagnola, per lui è fatale. Un flagello. Medicine e specialisti di fama non riescono a salvare la vita al ragazzo che dopo una settimana di agonia, muore a trentacinque anni, senza riabbracciare la promessa sposa e le amate sorelle e, soprattutto, senza mai più mettere piede in Italia. Bartolomeo, che è stato ucciso da una malattia infettiva, neanche da morto può fare ritorno in Patria. E tocca all’ambasciatore d’Italia, comunicare la notizia del decesso alla famiglia che, ogni giorno, attende da Kobe cartoline e merce. Invece, una triste mattina del 1920, dal Giappone arriva un telegramma di morte: poche righe per spiegare nel freddo linguaggio di Stato alla sorella Raffaella e al cognato Michele, quello che è accaduto al giovane Bartolomeo. Uno shock. Qualche giorno più tardi, alla porta della famiglia, bussa ancora un messo del consolato: in una busta sigillata, c’è la foto che racconta il funerale e la sepoltura nel cimitero di Kobe del corallaro torrese: alla austera cerimonia in stile militare, oltre ai soldati giapponesi, partecipano l’ambasciatore italiano e le autorità religiose, ma non gli amici e i familiari che sono lontani.

L'EMBARGO E LA TARTARUGA A PESO

Intanto, una nuova guerra minaccia l’Italia e i rapporti con l’Inghilterra. Ancora una volta, l’azienda per sopravvivere alla crisi deve adeguarsi alle regole di un altro conflitto mondiale. Michele continua a fare la spola tra Torre del Greco e Londra mentre Raffaella gestisce da sola gli uffici di corso Avezzana, attuale via Roma e manda avanti la famiglia che nel frattempo è cresciuta ancora: la coppia, dopo Franz, mette al mondo altri sette figli. L’ultimo nato, nel 1929, è Antonio. Quando le ostilità tra Italia e Inghilterra iniziano a diventare pesanti, gli effetti si fanno sentire sul commercio. In particolare, l’embargo nei confronti del Bel Paese, impedisce a Michele di acquistare e spedire merce a suo piacimento. Tutto deve essere pesato e controllato.
E per non far mancare il grezzo e non bloccare la lavorazione della tartaruga che nel frattempo è diventata la principale fonte di guadagno dell’azienda, Michele inizia a spedire a tutti i membri della grande famiglia, piccole quantità di materiale avvolte in minuscole confezioni. Ogni giorno da Londra arriva merce e tocca a donna Raffaella raccogliere i pacchi che giungono in questa o in quella casa. La moglie di don Michele De Simone, non si risparmia in niente e fa molta attenzione a non far pesare sul marito le ansie che pure l’affliggono.
Per recuperare tempo e soddisfare le richieste, lavora fino a notte fonda: seleziona il grezzo, lo dispone nei contenitori e lo fa trovare già pronto agli artigiani che puntuali arrivano al mattino presto.

TARTARUGA, CONCHIGLIA E MADREPERLA

Morto Bartolomeo, cambia l’assetto commerciale della Francesco De Simone & figlio che nel frattempo diventa Michele fu Francesco De Simone & company. Michele e Raffaella, straziati dal dolore, decidono di non mettere mai più piede a Kobe e di lasciarsi definitivamente alle spalle, insieme ai resti mortali del giovane Bartolomeo, pure l’esperienza giapponese. Ma l’azienda, che nel panorama internazionale è ormai realtà consolidata e punto di riferimento per molti grossisti che arrivano nei laboratori di Torre del Greco per acquistare pregiati coralli incisi e lavorati a mano, ha ancora tante potenzialità da sfruttare. Michele decide di investire sull’Inghilterra: sempre nel 1920 apre un ufficio di commercio a Londra e punta l’attenzione sulle conchiglie, sulle perle, sulla tartaruga e sulla madreperla. Dunque, nelle mani degli operai di Torre del Greco non finisce più solo corallo. Dalle conchiglie, iniziano a nascere i cammei destinati ancora una volta al mercato americano ed europeo. Ma i guadagni maggiori arrivano con la lavorazione della tartaruga. La ditta di Michele e Raffaella diventa subito punto di riferimento per i maggiori artigiani di Napoli e provincia, come il cav. Labriola, i fratelli Ricciardi e Gennaro Durante. Nel 1924 la Michele De Simone & company partecipa alla prima fiera del settore organizzata a Londra e si guadagna un titolo sull’allora prestigioso giornale The Fancy Goods Record ed anche sul giornale locale La Torre fondato e diretto dal commendatore Luigi Sorrentino.
Dunque, anche in questo caso, la fortuna gira dalla parte giusta: Michele e Raffaella decidono di costruire una villa in via Cesare Battisti a Torre del Greco senza badare a spese. Ne viene fuori un palazzo di lusso con sei appartamenti. Acqua corrente, servizi igienici e marmi dovunque rendono l’abitazione confortevole ed esclusiva per quei tempi. Michele che ha la possibilità di seguire i lavori solo tra un viaggio a Londra e l’altro, fa arrivare dall’America una moderna cucina dotata di fuochi a incasso.
Ma i lavori impiegano più tempo del previsto e soprattutto, richiedono più risorse di quanto preventivato: per realizzare il palazzo, Michele e Raffaella De Simone dovranno spendere 450 mila lire.

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